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UNPAC e Distretto della Pelle incontrano Petr Grau, esperto mondiale di depurazione

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Su iniziativa di UNPAC (Unione Nazionale Produttori Italiani Ausiliari Conciari) lo scorso 12 aprile si è tenuto ad Arzignano, nella sede del Distretto della Pelle, un incontro con Petr Grau, professore emerito dell’Università di Praga, specializzato in ingegneria ambientale ed esperto di acqua e sistemi di depurazione.
L’incontro è stato allargato anche ai consiglieri del Direttivo del Distretto della Pelle, di cui UNPAC fa parte come socio. Presente anche il consigliere regionale Stefano Fracasso.

Grau, che conosce bene il sistema idrico del Veneto e della Valle del Chiampo in particolare, ha interagito con i tecnici presenti all’incontro, richiamando l’attenzione di tutti su due temi di grande importanza a livello globale.

Il primo riguarda la ricerca sui sistemi di depurazione biologici. Da qualche tempo è emerso che gli attuali sistemi non sono in grado di degradare alcune sostanze, potenzialmente pericolose per la salute e per l’ecosistema, presenti soprattutto nei depuratori civili come prodotti farmaceutici, ormoni, droghe. Si tratta di sostanze che non possono essere oggetto di raccolta differenziata né, a causa di normative interferenti, di interventi di mitigazione come invece avvenuto in passato per i detersivi.

Il secondo riguarda le tecnologie di riciclo dell’acqua; i cambiamenti climatici stanno portando, anche regioni ricche di acqua e di impianti sofisticati per la gestione del ciclo idrico integrato, come ad esempio la Valle del Chiampo, ad affrontare problemi di scarsità per i diversi usi necessari; è dunque necessario intensificare la ricerca sui sistemi che consentono di riutilizzare la stessa acqua per impieghi diversi, anche nel civile, e tecnologie innovative in grado di separare e trattare le sostanze inquinanti per eliminarle e non solo diluirle in termini percentuali.

Entrambi questi temi, secondo Grau, dovrebbero sollecitare le autorità europee a finanziare un ampio programma di analisi delle acque e di sviluppo tecnologico, in direzione di sistemi più complessi e articolati, di separazione dei flussi sia a monte che a valle dei depuratori, di trattamento delle sostanze indesiderate, prima della re-immissione dell’acqua nei laghi, nei fiumi e nei mari.
Grau ha inoltre sottolineato come la legislazione italiana, che divide la depurazione civile da quella industriale, rappresenti una buona pratica, anche dal punto di vista del contenimento dei costi. Questa separazione consente, infatti, di lavorare su flussi più piccoli e di individuare soluzioni distinte per problemi distinti.

“Come aziende della filiera pelle – afferma Paolo Gurisatti, presidente del Distretto della Pelle – abbiamo iniziato da tempo una riflessione sul tema della eliminazione delle sostanze indesiderate, sia per far fronte alle richieste dei nostri clienti, che per ridurre l’impatto ambientale delle nostre lavorazioni. Per parte nostra stiamo procedendo a considerare tutte le possibili iniziative di investimento e di ricerca che servano a gestire in modo intelligente i flussi delle acque di scarico e a rendere più sostenibile il processo di lavorazione della pelle e di depurazione delle acque di scarico.”
“ Come produttori di prodotti chimici a servizio del settore conciario – ha aggiunto Edgardo Stefani, presidente UNPAC – siamo in prima linea nella sperimentazione di prodotti e processi innovativi atti a migliorare gli standard ambientali di sicurezza nel segno della sostenibilità”.

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