Distretto della pelle

Rassegna stampa

L’esportazione guida i conciatori italiani

Una panoramica  sullo stato attuale dell’industria conciaria, dal punto di vista del più grande mercato Europeo della pelle. Ecco il report pubblicato nella rivista International Leather Maker a cura di Giorgia Airaghi.

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Di seguito il testo tradotto

L’esportazione guida i conciatori italiani

Nonostante il protrarsi della crisi iniziata del 2008, l’industria italiana della pelle è riuscita ad aumentare la sua produzione, destinata soprattutto all’esportazione nei mercati internazionali. È un’industria leader a livello mondiale, appena dietro la Cina, nella produzione di pelli finite e rifornisce i più grandi brand del lusso in tutto il mondo. Gli ultimi dati riguardanti la produzione e l’export mostrano un aumento rispetto ai livelli pre-crisi.

Circa il 30% di tutte le pelli finite esportate nel mondo sono “Made in Italy”, uno standard di riferimento per quanto riguarda la qualità e una salvaguardia ambientale all’avanguardia, che ha inoltre permesso alle pelli italiane di posizionarsi nella fascia più alta del mercato.

Ci sono circa 10.000 concerie al mondo, con un fatturato che si aggira sui 50 miliardi di dollari all’anno. Secondo le statistiche dell’Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC), su questo totale 1.300 sono le compagnie Italiane che generano un fatturato di 5.3 miliardi di dollari e occupano il 9% della forza lavoro mondiale impiegata nel settore. Le esportazioni di pelli verso 121 destinazioni internazionali contribuiscono al 75% del fatturato totale. L’industria calzaturiera è il principale utilizzatore di pelle italiana, seguita dalla pelletteria, dall’arredo e dal settore automobilistico. La tabella 1 evidenzia il numero crescente di concerie italiane che si sottopongono alle verifiche ambientali del Leather Working Group (LWG), sottolineando l’impegno per una concia più sostenibile.

Il modello italiano di distretto conciario è visto come un punto di riferimento per l’industria ed è diventato un esempio da copiare in tutto il mondo. In Italia sono presenti tre principali distretti: uno nella regione settentrionale del Veneto, nella Valle del Chiampo; un altro in Toscana, tra Pisa e Firenze; e il terzo in Campania, nella provincia di Avellino. Ognuno dei tre distretti ha largamente investito in sistemi di depurazione moderni e in controlli ambientali.

 

Le statistiche dell’UNIC sul settore

Lo scorso giugno, l’Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC) ha tenuto a Milano la sua 69° Assemblea Generale. Nel corso dell’incontro, sono state presentate le statistiche sulle performance del settore per l’anno 2014.

L’anno scorso, l’industria ha prodotto 126.7 milioni di m2 di pelle per un valore totale di 5 miliardi di Euro. Sebbene i volumi fossero leggermente in calo (-1,7%) il valore totale ha riportato un incremento (+1,5%). Le esportazioni totali sono aumentate del 2,3% per un totale di 3.9 miliardi di Euro, rappresentando così il 76% della produzione totale.

In termini di destinazione d’uso, l’industria calzaturiera si posiziona al primo posto, registrando tuttavia un declino del 2,3% (grafico 1). Il segmento della pelletteria ha visto un aumento dell’1,4% in particolare grazie alla continua domanda dalla fascia alta e dal lusso, dove gli italiani sono leader di mercato. Al contrario, il segmento dell’arredamento ha riportato un calo dell’8% in volume nonostante gli eccellenti risultati di molti brand dell’imbottito nel corso del 2014 (tema trattato da ILM, edizione Luglio-Agosto, pag. 44). I settori calzaturiero e dell’arredamento vedono la Federazione Russa tra i principali mercati di sbocco e l’attuale conflitto sta avendo un impatto significativo sulla produzione così come sulle esportazioni.

Per contro, il 2014 ha visto parte dei cali bilanciati da una maggiore domanda nel settore dell’automotive. Secondo i dati UNIC, infatti, la produzione di pelli destinate a questo settore è aumentata del 5,6%.

Non sorprende invece il fatto che la maggior parte delle pelli prodotte in Italia l’anno scorso sia stato utilizzato nella fascia medio-alta del mercato (30%), seguita dal segmento dei prodotti di fascia media (23%). Entrambe le aree sono rimaste stabili sui livelli del 2013. La fascia alta e il segmento premium rappresentano rispettivamente il 22% e il 17% della produzione, sottolineando l’aumento della domanda di prodotti ad alto valore aggiunto e dell’utilizzo di pelli Italiane da parte dei brand del lusso. Questo è inoltre riflesso nei dati di crescita del 2,5% per la fascia alta e del 5% per il segmento premium. La fascia medio-bassa ha registrato un leggero decremento (0,8%), rappresentando in totale l’8% della produzione. I dati confermano che i produttori dell’industria conciaria Italiana posizionati nella fascia alta del mercato hanno ampio margine di crescita in base alla qualità, al design e ai trend offerti (grafico 2). Come altri paesi sviluppati, tuttavia, l’Italia non è competitiva a livello di costi di produzione.

 

Il problema delle materie prime

L’analisi UNIC basata sui bilanci annuali delle principali 175 concerie rappresentanti il 75% della produzione nazionale ha evidenziato l’impatto del ben noto aumento del costo delle pelli grezze e di quelle semifinite (wet-blue, crust), per un +9% totale rispetto al 2013. La conseguenza del costo delle pelli a livelli record è stata una forte diminuzione dei profitti e dei margini operativi dei conciatori. L’Italia acquista il 93% del suo fabbisogno di materiali da paesi esteri. Nel 2014, 817.000 tonnellate di pelli grezze e semifinite sono state importate da 120 diversi paesi, in discesa del 4% sui valori dell’anno precedente.

Un totale di 324.087 tonnellate di pelli sono state esportate dall’Italia in differenti stadi di lavorazione, per un valore totale di 3.95 miliardi di Euro. Le pelli finite e il cuoio da suola sono stati i prodotti più esportati, per un totale di 138,405 tonnellate in volume e di 3.48 miliardi in valore. Le esportazioni di pelli all’interno della Comunità Europea, considerando sia i 15 membri storici sia i 13 recentemente aggiunti, hanno rappresentato il 52% del totale, seguiti dal 26% verso l’Estremo Oriente, dal 7% nella regione Russa e dei Balcani e dal 6% dei paesi NAFTA (Stati Uniti, Canada e Messico). Guardando l’analisi dettagliata delle regioni di destinazione, la Cina e Hong Kong sono risultati il primo mercato per i prodotti Italiani. La Romania si trova al secondo posto poiché molti produttori Italiani hanno trasferito le loro produzioni in questo paese, aumentando di conseguenza le esportazioni (grafici 3 e 4).

 

Il distretto del Veneto

Numeri e storia: all’interno di 130 Km2, questo territorio ospita il più grande distretto conciario d’Europa ed è il principale centro di produzione in Italia con il più alto numero di addetti. Comprende le municipalità di Arzignano e l’area intorno a Chiampo, incluse Crespadoro, Montebello, Montorso, Zermeghedo e Montecchio Maggiore.

Le prime attività conciarie nella regione risalgono al XIV secolo, nell’area di Bassano del Grappa. L’industria ha cominciato a svilupparsi dopo la Seconda Guerra Mondiale, espandendosi fino a diventare la prima fonte di reddito industriale della regione. Due modelli aziendali convivono nell’area. Da una parte, esistono una manciata di grandi realtà come il Gruppo Mastrotto, il Gruppo Peretti, Rino Mastrotto e il Gruppo Dani, e, dall’altra parte, è presente una grande quantità di piccole e medie aziende. Tutte queste vengono supportate da una forte catena di approvvigionamento a livello locale per quanto riguarda le materie grezze, i prodotti chimici e i macchinari, costituita da molte aziende leader a livello internazionale.

La regione Veneto ospita 468 concerie con un fatturato totale di 2.7 miliardi di Euro nel 2013. Molte di queste concerie sono specializzate nella lavorazione di pelli bovine grandi destinate al settore dell’arredamento e agli interni auto, alla produzione di tomaie e alla pelletteria.

 

Impianti di depurazione – Veneto

Il distretto Veneto ha uno dei più vecchi impianti di depurazione centrale, sebbene ancora perfettamente funzionante. Inaugurato nel 1978, rappresentò all’epoca un costo decisamente significativo ma divenne anche il simbolo di quello che i comuni e le concerie potevano realizzare lavorando insieme nell’interesse dell’ambiente. L’impianto ha una capacità di depurazione di 30.000 m3 di effluenti industriali e 8-10.000 m3 di rifiuti civili al giorno, processando fino a 50.000 tonnellate di liquami all’anno. Acque del Chiampo, la società che gestisce l’impianto, ha in appalto anche nove siti per lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti.

 

Sviluppi recenti – Veneto

Secondo i dati del “Monitor dei Distretti del Triveneto”, un resoconto economico pubblicato dalla banca Intesa San Paolo, il 2014 è stato un anno positivo per l’industria conciaria, specialmente per quanto riguarda le esportazioni dalla regione Veneto, che ha registrato una tendenza maggiore rispetto alla percentuale complessiva Italiana. Le esportazioni sono aumentate verso paesi chiave come gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna, mentre sono diminuite verso i nuovi mercati come la Russia o l’Ucraina (riferito al periodo pre-conflitto).

La produzione conciaria in Arzignano e il segmento calzaturiero della Riviera del Brenta, rinomato centro calzaturiero a livello mondiale, hanno registrato numeri record nelle esportazioni del 2014, sorpassando i livelli 2007-08.

I conciatori in Veneto hanno recentemente creato la loro associazione regionale, includendo anche commercianti, produttori chimici e di macchinari, l’azienda che gestisce il depuratore così come i terzisti. Le 90 compagnie che compongono l’associazione, chiamata “Distretto della Pelle”, hanno nominato il Dottor Paolo Gurisatti, economista industriale e ricercatore all’Università Cà Foscari, Presidente dell’associazione. In un’intervista con ILM, il Dr. Gurisatti ha evidenziato le sfide e le difficoltà future che l’industria conciaria deve affrontare, in special modo per quanto riguarda l’ambiente. “Se lavoriamo tutti insieme diventa tutto più semplice. Per esempio, se non sappiamo come estrarre i metalli pesanti dagli effluenti, ne discutiamo tutti insieme, conciatori, chimici e produttori di macchinari, per trovare una soluzione per semplificare i processi”, ha spiegato. Gli associati hanno idee interessanti per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti, dal loro riutilizzo come fertilizzanti alla trasformazione in altri nutrienti biologici per l’agricoltura.

Attraverso una cooperazione con la Stazione Sperimentale, con sede a Napoli e diretta sempre dal Dr. Paolo Gurisatti, l’associazione conciaria del Veneto ha creato un corso di due anni in tre scuole superiori. L’obiettivo del progetto è quello di formare la prossima generazione di tecnici conciari con un forte orientamento ambientale. Uno dei pilastri dei corsi sarà il corpo insegnanti, costituito per il 50% da tecnici e ingegneri con ampia esperienza nell’industria.

Un’altra area nella quale l’associazione sta concentrando i suoi sforzi è quella della sicurezza e delle condizioni di lavoro all’interno delle concerie. “In seguito ai cambiamenti apportati, abbiamo visto ridursi l’incidenza di disturbi respiratori tra i lavoratori, dopo aver deciso di sostituire la verniciatura spray con macchine rifinitrici”, ha riportato Gurisatti. “Vogliamo mantenere le tradizioni e i metodi di produzione, ma in un contesto moderno, sottolineando un codice etico, denunciando le irregolarità e dando risalto alla protezione ambientale. Vogliamo che qualsiasi comportamento scorretto venga troncato prima di avere a che fare con un disastro ambientale”, ha aggiunto.

 

I principali conciatori – Veneto

ILM ha chiesto ad alcuni dei più importanti conciatori Veneti la loro opinione sulle sfide che l’industria sta affrontando.

I conciatori Veneti vedono il loro distretto come il più forte del paese; tuttavia, hanno anche riferito ad ILM che diversi settori hanno registrato un significativo rallentamento durante il 2015. Secondo loro, i settori della calzatura e della moda (pelletteria), in particolare, hanno perso rispettivamente il 40% e il 30% del mercato. Gran parte è dovuto all’alto prezzo delle materie prime e la conseguente impennata dei prezzi delle pelli finite registrata alla fine dello scorso anno. Molti vedono però gli attuali prezzi di mercato già molto più “normali”. Il recente calo dei prezzi delle materie prime dovrebbe attirare molti vecchi clienti che si erano discostati dal mercato delle pelli a causa dei prezzi poco accessibili e magari anche qualcuno nuovo.

La situazione Greca, e il conseguente indebolimento dell’Euro, è visto dalla maggior parte come una buona opportunità per i produttori Italiani ed Europei per diventare più competitivi sui mercati internazionali.

“Nonostante la Grecia sembri aver oggi trovato un accordo con l’Europa, ritengo che i contraccolpi di questa triste situazione siano quasi totalmente già stati scontati sul mercato finanziario. La debolezza dell’Euro oggi è da interpretare come un fattore positivo che permette a noi produttori Italiani ed Europei di essere, per il mercato mondiale, molto più interessanti”, ha riportato Giancarlo Dani, Presidente del Gruppo Dani. Tuttavia, Luca Pretto, della Conceria Pasubio, ha aggiunto: “L’eventuale perdita di fiducia nell’Euro e nell’Europa e la possibilità che quest’ultima sia una scelta non irreversibile crea una situazione di incertezza che, nel migliore dei casi, sposta nel tempo e riduce la propensione all’acquisto dei consumatori e questo è deleterio per l’economia”.

La situazione in Russia, a causa delle continue tensioni con l’Ucraina e delle restrizioni commerciali, ha avuto un impatto negativo sui conciatori Italiani. Molti produttori conciari stanno vivendo un periodo difficile poiché la Federazione Russa è tra i cinque principali mercati di esportazione, per un fatturato di 866 milioni di Euro nel 2013. Molti credono che la situazione sia stata gestita male e che le azioni adottate in maniera precipitosa dall’Unione Europea abbiano avuto ripercussioni negative sui conciatori Italiani. “Le guerre producono morte mentre la pace, al contrario, genera progresso”, ha commentato Giancarlo Dani.

Tuttavia, il rallentamento delle economie nell’area BRICS non è motivo di preoccupazione per i conciatori Veneti intervistati da ILM. “Non credo che il rallentamento dei BRICS possa influenzare il mercato conciario Italiano, né a livello di esportazioni né di produzione. La pelle è un materiale prezioso, un mix di qualità, unicità e bellezza”, ha aggiunto Dani. La Cina e la sua economia in frenata potrebbero provocare conseguenze sulle esportazioni e sulla produzione Italiane ma, in generale, la pelle viene vista come un materiale troppo prezioso perché i produttori internazionali smettano di richiederla.

Infine, ILM ha chiesto ai conciatori Veneti quali sono le caratteristiche chiave che una compagnia deve avere per sopravvivere in un mondo sempre più globalizzato. Secondo Gianfranco Delle Mese, Conceria Montebello, “una compagnia dovrebbe evolversi continuamente con flessibilità. Per creare valore deve creare efficacemente delle efficienze che migliorano il prodotto, facendolo quindi costare meno, e concentrarsi sulla qualità totale del sistema, della creatività, del servizio e della tecnologia”.

 

Il distretto della Toscana

Numeri e storia: con le sue 300 concerie, il distretto Toscano include Santa Croce sull’Arno, Bientina, Castelfranco di Sotto, Montopoli Val d’Arno, San Miniato, Santa Maria a Monte nella provincia di Pisa e Fucecchio nella provincia Fiorentina. I primi insediamenti conciari risalgono alla metà del IX secolo, ma lo sviluppo che ha cambiato il volto della regione cominciò tra gli anni ’50 e ’60 del 1900. I conciatori Toscani producono il 23% del fatturato nazionale e sono caratterizzati da un alto livello di artigianalità, con una particolare attenzione alla fascia più alta del mercato. La produzione è concentrata sulle pelli bovine e vitelline medio – piccole per la calzatura, la pelletteria e il cuoio da suola. C’è un sotto-distretto all’interno della regione specializzato nel cuoio da suola, localizzato tra San Miniato e Ponte a Egola.

I conciatori Toscani hanno istituito due consorzi di promozione: Cuoio di Toscana e Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale, che hanno creato il brand “Pelle di Toscana”, un riconoscimento per le migliori compagnie sia a livello sociale che ambientale. L’area è particolarmente rinomata per le pelli di alta qualità conciate al vegetale.

 

Impianti di depurazione – Toscana

Il distretto Toscano ha fatto della sostenibilità ambientale la sua caratteristica principale. La cooperazione tra la pubblica amministrazione e i conciatori ha permesso la costruzione di impianti di depurazione con fondi sia pubblici che privati. Sei differenti compagnie gestiscono gli impianti di depurazione nell’area.

Consorzio Depurato di Santa Croce sull’Arno copre 474 compagnie.

Consorzio Acquarno Spa è un consorzio a maggioranza privata che gestisce l’impianto di depurazione di Santa Croce, che tratta circa 4 milioni di metri cubi di rifiuti industriali più 1 milione di metri cubi di rifiuti civili all’anno, all’interno delle municipalità di Santa Croce, Castelfranco e Fucecchio.

Ecoespanso Srl è una compagnia a maggioranza privata con l’obiettivo di sviluppare, costruire e gestire il trattamento dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione del distretto. Ha una capacità di trattamento annua di 100-120.000 tonnellate di fanghi di depurazione, che vengono trasformati in materiali inerti per essere riutilizzati in altri processi produttivi, evitandone lo smaltimento in discarica.

Consorzio Cuiodepur è una compagnia a maggioranza privata che gestisce l’impianto di depurazione per le 155 concerie tra Ponte a Egola e San Miniato. Ha affiancato un impianto di essiccazione per la conversione dei fanghi reflui in prodotti laterizi o in fertilizzanti per l’agricoltura.

Consorzio Recupero Cromo è una compagnia privata che comprende 120 concerie per il riciclo dei liquori di cromo. Il cromo recuperato viene quindi reso alle compagnie che lo riutilizzano. L’impianto di recupero ha una capacità di 21.000 kg al giorno di solfato basico di cromo e rimuove integralmente il cromo dai fanghi residui delle concerie.

Consorzio S.G.S. è una compagnia privata con 230 concerie associate produttrici di carniccio. Tratta 70.000 tonnellate di carniccio all’anno.

 

Sviluppi recenti – Toscana

Negli ultimi dieci anni, i conciatori dell’area sono riusciti ad aumentare la loro produzione. Secondo i dati pubblicati da Intesa San Paolo, le esportazioni del segmento conciario e calzaturiero Fiorentino durante il 2014 hanno raggiunto la cifra record di 3.1 miliardi di Euro, aumentando dell’11,8% e rappresentando quasi il 25% del totale delle esportazioni “Made in Tuscany”. I mercati principali di esportazione sono stati gli Stati Uniti, che hanno registrato una crescita del 10.9%, mentre la Russia e la Corea del Sud hanno subìto un decremento rispettivamente del 14,7% e del 6,6%.

Una crescita a doppia cifra (16,7%) per il segmento conciario e calzaturiero di Arezzo è stata registrata soprattutto grazie alle esportazioni verso gli Stati Uniti, un mercato da 164 milioni di Euro. Tuttavia, i conciatori del distretto hanno visto un decremento del 6,8% dell’area di Santa Croce sull’Arno.

 

I principali conciatori – Toscana

Il calo dei prezzi della materia prima degli scorsi mesi è stato “una boccata d’ossigeno” per molti, ma è tuttavia visto come una situazione temporanea a causa del generale minor consumo di carne che diminuirà la disponibilità di pelli, soprattutto con la ripresa della produzione in Autunno. “Dubito vedremo gli stessi cali in Autunno, soprattutto perché in considerazione della diminuzione dei consumi di carne bovina ci sarà sempre minor disponibilità di pelle grezza sul mercato”, ha commentato Franco Donati, Presidente di Assoconciatori.

Se la situazione Greca non è vista come preoccupante, le continue sanzioni alla Russia vengono definite un “disastro” soprattutto perché le contromisure della Russia stanno avendo un impatto diretto nei segmenti calzaturiero e pelletteria.

Il rallentamento dei paesi BRICS, in particolare della Russia e della Cina, sta penalizzando le esportazioni. Tuttavia, Stefano Caponi, Presidente della Conceria Superior, ha fatto notare che “il picco di crescita è stato ormai raggiunto ed eravamo consapevoli che sarebbe successo, prima o poi”.

I conciatori in Toscana hanno confermato l’importanza della flessibilità come una delle caratteristiche chiave per il successo di una compagnia, ma Caponi ha sottolineato anche altri fattori. “Penso sia cruciale prefiggersi un obiettivo, un target, così come lavorare per, e con, il cliente in modo da soddisfare le richieste della propria fascia di mercato, qualunque essa sia”.

 

Il distretto della Campania

Numeri e storia: ci sono due principali distretti conciari in Campania, uno a Solofra, nella provincia di Avellino, e un altro a Grumo Nervano-Aversa, tra le province di Napoli e Caserta. Alcuni resoconti collocano i primi insediamenti conciari nell’area di Solofra nel periodo della dominazione Sannita. Il radicamento dell’industria conciaria avviene durante il Medio Evo e diversi fattori sono ascrivibili per la scelta della zona: abbondanza d’acqua, la presenza di boschi di castagno e un’eccellente posizione geografica grazie alla vicinanza ai porti commerciali di Napoli e Salerno.

Il territorio di Solofra occupa un’area di 115 Km3 nella parte Sud-occidentale della provincia di Avellino. Il distretto include le municipalità di Montoro Inferiore, Montoro Superiore e Serino con circa 400 compagnie tra concerie, terzisti e confezionisti, che rappresentano un fatturato di 1.5 miliardi di Euro e sono specializzate nelle pelli ovo-caprine.

Il distretto di Grumo Nevano-Aversa si trova nel centro della regione, tra Napoli e Caserta, e copre un’area di 160 Km3. Le sue origini sono tuttavia da ricercare nella città di Grumo Nevano.

 

Impianti di depurazione – Campania

La situazione ambientale in Campania è una questione estremamente delicata. Dagli anni ’70, c’è stato uno scarico illegale (alquanto pubblicizzato) di rifiuti industriali e scorie tossiche e nucleari nelle campagne, spesso seguito da falò che hanno rilasciato sostanze nocive nel suolo e nell’aria. In più, dalla metà degli anni ’90, i rifiuti solidi civili ed industriali sono stati gettati in discariche già all’orlo. Nonostante le innumerevoli misure adottate dalla regione e dallo stato per risolvere la situazione, il problema ha raggiunto il suo apice nel Dicembre 2007, quando i lavoratori municipali si sono rifiutati di raccogliere ulteriore immondizia ritenendolo troppo pericoloso. La situazione è stata in parte risolta solo nel 2012, inviando l’immondizia all’inceneritore di Rotterdam, nei Paesi Bassi.

La situazione degli impianti di depurazione nei distretti conciari è complicata quasi quanto la raccolta rifiuti nel resto della regione. Nell’Aprile 2015, la COGEI, la compagnia che ha gestito il depuratore di Carpisano dal 2010, si è ritrovata in aperto dibattito con le autorità locali. Dopo un periodo di ambivalenza, i conciatori hanno richiesto di poter gestire il depuratore in autonomia, com’è normale procedura in Veneto e in Toscana, sotto il controllo dell’associazione Co.De.So., un consorzio di conciatori istituito nel 1984 sotto la capogruppo Co.Di.So., che aveva in gestione l’impianto di depurazione prima della COGEI. L’attuale stato delle cose non è tuttavia ancora chiaro.

 

Sviluppi recenti – Campania

Il distretto conciario di Solofra oggi produce quasi tutti i tipi di pelle ma è particolarmente riconosciuto per la produzione di pelli piccole. Diversamente dagli altri due principali distretti, i conciatori in questa regione lavorano più per il mercato interno, anche se le esportazioni stanno aumentando. Per quanto riguarda l’ambiente, i produttori locali hanno creato il marchio di eco-compatibilità “Distretto Conciario di Solofra”.

 

I principali conciatori – Campania

Il distretto conciario meridionale lavora a stretto contatto con i brand del lusso, che hanno recentemente diminuito il numero di ordini rispetto agli scorsi anni. I conciatori dell’area contattati da ILM hanno detto di essere cautamente ottimisti perché ritengono che gli ordini e la produzione torneranno presto ai livelli usuali. “La congiuntura attuale si è parzialmente raffreddata rispetto al recente passato. Dopo l’importante recupero degli ultimi 4-5 anni, quest’anno la domanda rallenta, alcune grandi firme dichiarano di voler smaltire i magazzini prima di riprendere le forniture. Fortunatamente, non è una tendenza che riguarda tutti i maggiori brand”, ha commentato Giovanni Russo, Presidente della Russo di Casandrino.

I conciatori hanno riportato che i cali dei prezzi per la materia prima fino ad ora sono stati solo leggermente sentiti, se sono stati effettivamente registrati. Infatti, alcuni affermano che alcuni tipi e/o origini di pelli hanno addirittura registrato aumenti ma, come è stato specificato, il mercato delle materie prime è complesso e oggetto di speculazioni, che possono influenzare anche molto il prezzo.

I conciatori con una produzione orientata alla calzatura hanno descritto la situazione Russa come uno “scontro frontale” ed un enorme errore. L’industria conciaria nell’area è stata fortemente colpita dal divieto di importazione imposto dalla Russia sulle calzature. Molti incolpano i paesi del Nord Europa per la loro mancanza di attenzione nei confronti degli interessi dei paesi meridionali all’interno della Comunità. Secondo Giovanni Russo, “per noi conciatori Italiani la Russia è soprattutto un mercato di approvvigionamento di semilavorato wet-blue, che però da Ottobre dell’anno scorso è bloccato a causa del blocco dell’export imposto dalle autorità locali. Si giustificano parlando di azione di salvaguardia per le concerie e i calzaturieri locali, ma è difficile pensare che tale blocco non sia legato alle sanzioni Europee e al clima instauratosi.

La situazione Greca e l’Euro debole sono visti sia come un’opportunità che come uno svantaggio. L’Euro debole è positivo per le esportazioni extra-Europee, tuttavia ha anche un impatto negativo sull’acquisto di materie grezze al di fuori dei confini comunitari.

I conciatori contattati da ILM hanno anche riferito di essere preoccupati anche per il rallentamento a doppia cifra del mercato Cinese, la principale destinazione delle loro esportazioni.

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